mercoledì 3 giugno 2015

Acque scure, acque chiare, gasolio e tutto quanto il resto


Un gran groviglio di tubi e tubicini, a vedere gli impianti dei fluidi terminati sembra impossibile che qualcuno l'abbia fatto. Semplicissimo non è stato e non si può certo improvvisare, sono necessari uno studio e una pianificazione molto lunga, questo per noi naturalmente, per 2 persone con tanta volontà ma con la conoscenze idrauliche di 2 casalinghe, "apri rubinetto, uscire acqua, chiudi rubinetto acqua sparire".
L'importante è non farsi prendere dal panico e soprattutto, affrontare i settori singolarmente, creare dei micro-mondi a se perché altrimenti si rischia il panico.
Un appello speciale lo devo fare agli idraulici, ma una bella rivoluzione contro i "pollici" non l'avete mai pensata? maledetti pollici, maledetti.
Abbiamo speso un patrimonio in raccordi sbagliati, potremmo rifornire un ingrosso.
2 pollici e un quarto 1 e 1/2, 3/4 di pollice ma con il porta-gomma di 16 mm, tubi in pollici e in millimetri, tubo da 16 che si deve unire a uno di 1 pollice e 1/2.
Siamo impazziti e abbiamo fatto impazzire Riccardo di Osculati.
Difficile anche descrivere il lavoro svolto, lo abbiamo finito da poco ma è già sparito dalla memoria.

Le scelte personali, sono:

3 serbatoi da 200 litri Vetus per le acque potabili, 1 a prua e 2 a poppa
3 serbatoi indipendenti per il gasolio, uno in chiglia di circa 350 Lt e 2 di plastica Osculati da 180 Lt
1 bagno con lo scarico diretto a mare
1 bagno con la raccolta delle acque scure
1 serbatoio di raccolta di tutte le acque grige
2 sentine (1 piccola a pruavia del motore e una grande a poppavia)
1 sentina manuale in pozzetto
1 doccetta acqua fredda e calda a poppa
1 doccetta acqua fredda e calda a prua
1 doccia a metà ponte acqua salata per pulizia ponte
1 lavandino (piatti) con acqua salata e acqua dolce fredda e calda
2 WC elettrici Vetus
1 autoclave Vetus
2 carichi gasolio anti rigurcito Vetus
2 carchi acqua dolce Vetus
2 filtri sfiati gasolio
2 filtri sfiati acque grige e scure
1 boiler Vetus per acqua dolce alimentato sia elettricamente che tramite motore
1 marmitta Vetus + scarico Vetus
1 maceratore acque grige Vetus
3 pompe flojet ( 2 per i bagni 1 per lavaggio ponte)
1 impianto a innesti rapidi whale acqua calda e fredda



















Nel dettaglio:




























































































































lunedì 29 dicembre 2014

Stuccatura - Fine di un incubo

C'è poco da dire questa volta. E' finita.
Tecnicamente non è stato difficile, le solite guide, tanto stucco da perderne il conto e una gran fatica.
Le nostre spalle sono andate in pezzi poco prima di finire, la steccata finale, con il "nero spia", l'hanno dovuta fare 2 collaboratori esterni, 2 giorni massacranti che ci siamo risparmiati. I soldi che ci sono costati sono sicuramente inferiori a quelli che avremmo dovuto dare ai fisioterapisti, tutto sommato, abbiamo risparmiato.
Tre mani di stucco per lato sono bastate, siamo diventati pure bravi. Tutte le mani sono state seguite da una durissima levigatura.
Siamo scesi con lo stucco circa 20 cm sotto la DWL teorica, non si sa mai, se qualche cameraman di un cantiere rivale ci riprendesse in HD mentre siamo sbandati.
Dopo le 3 mani e dopo la steccatura finale, abbiamo corretto le imperfezioni risultanti e tappato tutti i buchini delle bolle d'aria che inevitabilmente lo stucco ingloba. Un lavoro rilassante se paragonato al resto. Il risultato però è veramente buono, molto buono, un Perini-ino (come lo chiamiamo noi).
Angelo, il nostro maestro (adesso collega) e Andrea (il fornitore) di Iternational Paint, sono venuti a farci visita e ci hanno fatto molti complimenti (sembravano pure sinceri).
Adesso è tonda, difficile capire in che materiale è stata realizzata, tutte le saldature sono scomparse, siamo stati maniacali nelle rifiniture,  ci avevamo preso gusto.
Abbiamo anche "rifilato" i passa-uomo per riallinearli alla coperta.
Per finire il ciclo dobbiamo ancora dare a spruzzo un nuovo stucco ad alto spessore e poi dargli una scartata, poi il sotto smalto e lo smalto (sempre a spruzzo).
L'ultimo dei lavori deprimenti è finalmente concluso, adesso ci aspettano ancora tante cose ma tutte più veloci e gratificanti.
Rimanderemo queste ultime 3 lavorazioni a marzo-aprile, i prodotti devono essere dati con una temperatura di superficie che oscilla dai 10 e i 25 gradi, adesso è troppo freddo.
Prossimo obiettivo è la chiusura dello scafo, le lastre di metacrilato sono arrivate e nei prossimi giorni inizieremo il taglio di tutte le  finestratura, oblò e tambuccio, il capannone inizia a cedere e in qualche punto l'acqua piovana passa, per iniziare il lavoro di falegnameria è necessario sigillarla.
Dimenticavamo, lo stucco che abbiamo dato, miracolosamente galleggia.









Lo sconforto prima dell'assalto finale. Foto gentilmente concessa da Barbara.





venerdì 8 agosto 2014

Dai lo stucco, togli lo stucco, dai lo stucco, togli lo stucco

Pensavamo di aver scavallato i tempi bui, di aver lasciato alle nostre spalle la fatica, il sudore e la sporcizia e invece il peggio doveva ancora arrivare. Cantare vittoria è sempre un errore imperdonabile, non eravamo preparati psicologicamente ad affrontare tale situazione.
In verità avevamo tentato di evitare il tutto affidando il lavoro ad Angelo e Fosforino (i 2 viareggini), ma i tempi (come loro hanno affermato fin dall'inizio) non erano come noi ingenuamente credevamo.
Hanno iniziato loro impostando il lavoro e insegnandoci il mestiere, poi, piano piano siamo subentrati per arginare i costi che altrimenti sarebbero stati per noi insostenibili.
Il sospetto è che i soldi risparmiati li spenderemo in protesi, fisioterapie e badanti; le nostre spalle sono andate, per bere abbiamo bisogno della cannuccia, per mangiare abbassiamo il viso sul piatto e cerchiamo di arrangiarci.
Iniziare gli impianti contemporaneamente alla stuccatura non era possibile, la polvere finissima avrebbe sciupato tutto, e tentare di arginarla, ci avrebbe costretti a sigillare lo scafo a tal punto che poi saremmo morti di stenti o soffocati, facendo la fine dei topini in trappola.
Abbandonata l'ipotesi ci siamo affiancati a loro, creando a volte 2 squadre, Angelo e Fosforo davano lo stucco e noi poi lo toglievamo, Penelope docet. Dare lo stucco è quasi una gioia, toglierlo, un po' meno. Lo scafo, come da loro affermato, faceva "onco 'a bai", per verniciarla lucida bisognava rifarla completamente.
Hanno iniziato posizionando delle guide di legno rivestite con nastro isolante con sotto lo stucco, per ritrovare le centine corrette, sia in lunghezza che in larghezza, alla fine la tuga è stata suddivisa in settori. Poi stucco a volontà rasato con delle stagge flessibili ma non troppo da far scorrere sulle guide. In alcuni punti abbiamo dovuto aggiungere quasi 2 cm di stucco, dalle 5 alle 10 applicazioni, ogni applicazione intervallata dalla rasatura a mano con carta a vetro. 
Quando le curvature hanno iniziato ad assumere un aspetto piacevole alla vista, abbiamo iniziato con le stecche a scartavetrare, davamo prima il nero con la bomboletta spray e poi .... giù di stecca, dove rimaneva il nero, stucco e poi tutto da capo.
Per le parti dritte abbiamo comprato una scartatrice elettrica molto lunga che ci ha agevolato il lavoro in maniera sensibile. Lo specchio di poppa era un disastro, non c'era un settore parallelo all'altro e dritto, naturalmente stiamo parlando di verniciare lo scafo lucido a specchio, se avessimo scelto di lasciarlo alluminio o opaco, lo scafo andava benissimo. Perché, perché, perché.
Per terminare la tuga abbiamo impiegato 180 Lt di stucco bicomponente di International Paint, un patrimonio di denaro, ci manca solo da ricostruire gli angoli convessi dandogli una stondatura con dei regolini, e ammorbidire gli angoli concavi con un po' di olio di gomito.
Dopo passeremo alle murate. Che Dio ci aiuti.